AUTOSTIMA

AL FEMMINILE

 

Premessa

Fondazione Donna a Milano Onlus (FDM) da oltre otto anni si interessa di stalking e violenza di genere. Le iniziative a supporto delle vittime di tali terribili reati sono state molteplici. Oltre a simposi, corsi di autodifesa, un app di geolocalizzazione ed aiuto, anche il Camper dell’ascolto che tutti i giorni, dalle 9 alle 13 offre consulenza gratuita psicologica e legale spostandosi nei vari mercati comunali ed in aziende ospedaliere. La strategia adottata è quella di non aspettare che le donne si rechino ai centri di violenza, ma andare incontro a loro sul territorio. L’osservazione scaturita da questa lunga esperienza e confermata da dati ufficiali è che le donne che subiscono violenza difficilmente trovano la forza di agire per uscirne. Le motivazioni sono diverse, ma tutte si fondano su un unico grave problema, la mancanza di autostima. Avere un concetto positivo di sé stessi e volersi bene si impara sin dai primi anni e, qualora questo non fosse presente in età adulta, solo ripristinarlo può dare la svolta allo stato di vittime.

Tali consolidate osservazioni ci hanno indotti a considerare, accanto al camper, la necessità di agire proprio sull’autostima, su due diversi filoni, le ragazze (attività formativa) e le donne adulte (attività di recupero).

La definizione del problema parte da alcune osservazioni:

  • I dati relativi all’occupazione femminile e, in particolare, alla presenza delle donne in ruoli chiave e di leadership professionale negli ultimi venti anni non mostrano sensibili miglioramenti, evidenziano anzi un preoccupante peggioramento nei settori tecnici e scientifici (rif. Studio McKenziie). In particolare, si rilevano dapprima una scelta meno razionale e più emotiva della facoltà universitaria o del percorso professionale e successivamente, in età adulta, una rinuncia più diffusa al lavoro e alla carriera.

  • Il fenomeno della violenza sulle donne e, più in generale, l’accettazione da parte delle donne di rapporti di sottomissione, abusi psichici e fisici è in crescita. Anche in questo caso, il problema sembra manifestarsi sin dall’età giovanile e adolescenziale con fenomeni persecutori e di bullismo ampliati dai social network

  • Si osserva già nella fase adolescenziale un fenomeno di mancanza di autostima da parte delle ragazze che, in un numero sempre crescente di casi, sfocia in disturbi dell’alimentazione e della personalità – ossia in modalità disfunzionali di pensare, sentire e comportarsi, nei confronti dell’ambiente e di se stessi, relativamente stabili nel tempo – che determinano sofferenza intra-psichica e comportamenti mal adattativi nella sfera emotiva, cognitiva, affettiva e relazionale, con gravi ripercussioni anche nell’ ambito sentimentale e lavorativo (trovare fonti a supporto.

  • Si assiste inoltre, anche a livello mediatico, alla diffusione ed alla promozione di trend comportamentali e di abbigliamento che suggeriscono ed incentivano l’assunzione di un’immagine stereotipata della donna quale “oggetto”. Un’eccessiva enfatizzazione del corpo-immagine induce una omologazione a cliché di tipo estetico, che diventano condizioni per il successo professionale o sentimentale. Esempi meno tradizionali, ma altrettanto lesivi, sono idoli musicali molto pubblicizzati e seguiti dalle teenager quali Miley Cyrus, che promuove una falsa emancipazione della donna attraverso comportamenti provocatori e la mercificazione del proprio corpo.
     

In sintesi, le donne, nonostante l’apparente emancipazione e proclamata parità, hanno un tasso di disoccupazione più elevato, occupano ruoli meno importanti, sono vittime di violenze e sono esposte a prevaricazioni da parte del sesso maschile. Sono a rischio di fragilità emotiva e di disturbi psicologici più o meno gravi che ne compromettono la loro piena realizzazione.

 

La Campagna

Considerazioni

L’osservazione approfondita dei diversi fenomeni porta all’individuazione di una correlazione tra essi e di una radice comune riconducibile alla mancanza di autostima. 
Tale carenza affonda la propria origine negli stili di attaccamento affettivi e comportamentali che si formano nell’infanzia. Durante l’adolescenza, al momento del confronto con il gruppo dei pari che diviene, alla stregua del nucleo familiare per l’infanzia, il modello di riferimento, vi è una seconda opportunità: se il gruppo offre modelli positivi di relazione, è possibile disconfermare i propri pattern relazionali eventualmente distorti; altrimenti, questi vengono confermati e perpetuati.

L’azione di prevenzione più efficace e fruibile si situa nella fase adolescenziale, dove è possibile intervenire proponendo modelli femminili positivi, inserendosi in uno spazio socio-culturale di grande vuoto e in una condizione di elevata plasmabilità a livello psico-educativo.

Si ritiene, quindi, che un intervento di supporto strutturato possa essere indirizzato proprio in questa fascia di età puntando ad un approccio di “prevenzione” più che ad una correzione tardiva o un più complesso supporto a problematica conclamata. Le ragioni sono molteplici:

  • Il cambiamento socio-culturale avviene intervenendo sui giovani. È difatti impossibile modificare modelli familiari maschilisti, poco bilanciati o psicopatologici già in atto a livello familiare. È però possibile una finestra di intervento a livello educativo quando il modello familiare (negativo e positivo) inizia a venire meno per il confronto con la società e il gruppo dei pari.

  • A livello neurale, la plasticità del cervello è massima durante la fase di sviluppo con rilevanti ripercussioni a livello psicologico. Se un comportamento viene confermato da un sistema di riferimento esterno e quindi interiorizzato e fatto proprio, si forma una sorta di autostrada emotiva e comportamentale che tende a essere continuamente percorsa dall’individuo dando origine all’abitudine (es. come per l’abitudine a fumare in condizioni di ansia, da cui è tanto difficile riuscire a smettere, così vi è l’abitudine mentale al pensiero di non valere in condizioni di insuccesso; l’abitudine alla scelta del partner sbagliato mediata dallo stesso pensiero disfunzionale; l’abitudine alla colpevolizzazione indipendentemente dalla colpa reale, etc ). È più facile intervenire prevenendo l’instaurarsi del comportamento negativo piuttosto che modificarlo quando è già radicato e implica una sorta di ‘lotta contro una parte di sé’.

  • A livello di costi, personali e sociali, una buona conoscenza di sé, dei propri bisogni e aspettative si traduce in rispetto per la propria persona e in un senso di self-empowerment che rende possibile la piena espressione delle proprie potenzialità e un’ autentica autorealizzazione, con ricadute positive sulla società.

  • A livello economico, i costi stimati per un progetto di prevenzione sociale sono facilmente valutabili come inferiori a quelli attualmente utilizzati e stanziati per l’acquisto di psico-farmaci e interventi di protezione assistita a tutela delle donne sottoposte a minacce e abusi, in fase “acuta e/o cronica”. 
Purtuttavia, l’intervento è necessario anche quando si agisce in un recupero sociale della donna che per motivi diversi si trova ad essere reinserita nella società. Il recupero di autostima è la base per tale processo.
     

Obiettivi

Il progetto mira a sviluppare nelle giovani donne e nelle donne che vengono reinserite in società, una maggiore consapevolezza e stima di sé stesse:

  • portandole a considerare come un valore irrinunciabile la realizzazione delle proprie potenzialità come individuo e lo sviluppo di un’identità indipendente dal ruolo nella coppia o in relazione con l’altro sesso;

  • portandole a comprendere gli schemi affettivi e a valutarne “bontà” e “adeguatezza” in contrasto con modelli di sottomissione più o meno marcati, quando non di violenza espressa;

offrendo modelli positivi di equilibrio tra realizzazione personale e professionale in contrapposizione con stereotipi negativi e distorti.

Operatori

 
  • Psicologhe (n.2)

  • Docenti teatrali (n. 2)

  • Docenti artistici – canto/danza (n. 2)

  • Direttore artiistico

Attività

 

Programmi

Previa selezione da parte di psicologhe, inserimento in corsi di autostima consistenti in percorsi formativi, psicologici e artistici.

Sarà prevista una polifonia di offerte “metaforiche”, affinché possa essere disponibile un ventaglio di proposte che ben si adatti alle diverse caratteristiche e inclinazioni delle utenti.

La formazione esperienziale si fonderà sull’uso della metafora (dal greco meta “oltre” e phero “trasportare”), che rappresenta uno strumento per “portare oltre” le partecipanti verso la sua traduzione/decodifica operativa rispetto a quella che è la loro realtà quotidiana.

Le attività proposte alle partecipanti non saranno quindi il fine dell’intervento formativo ma solo lo strumento rispetto all’obbiettivo autostima da conseguire. Le metafore funzionano perché parlano all’inconscio, presentano innumerevoli opzioni, non vanno direttamente sul problema o sulle persone, rendono più consapevoli e risvegliano risorse magari sopite.

L’aspetto giocoso e piacevole della metafora contribuisce a rendere più familiare e rassicurante il clima d’aula, condizione fondamentale per dotare il partecipante di quella sicurezza psicologica ed emotiva necessaria all’attivazione di processi di cambiamento.

L’inserimento di una metafora nuova e significativa nel sistema cognitivo di un individuo ha una duplice importanza formativa: attiva una ristrutturazione degli schemi mentali e trasporta questo “cambiamento” in azione, tramite la modifica dei comportamenti abituali.

Lo strumento metaforico rappresenta dunque una modalità e una metodologia potente ed efficace per la crescita professionale.

Il percorso psicologico (due incontri al mese) sarà accompagnato da un percorso teatrale (due incontri al mese) e/o, a scelta della donna, un percorso musicale.

La psicologa accompagnerà questi percorsi con un’attività di tutoring personalizzato.

Il progetto si svolgerà in due moduli.

Il percorso culminerà in un evento artistico al quale potranno partecipare le donne che avranno seguito il percorso autostima.

Dove

 

Il progetto è partito nel febbraio 2018 presso l'Asilo Mariuccia di Milano.

Dal 2019 il progetto è attivo presso il Carcere di San Vittore.

Contatti

Email: info@fdmonlus.it

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Fondazione Donna a Milano ONLUS

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