BLOOD FOR BREAKFAST

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MIA PHOTO FAIR 2017 / 10 – 13 MARZO / THE MALL – PORTA NUOVA, MILANO

PROGETTO EVENTO MIA PHOTO FAIR & FONDAZIONE DONNA A MILANO ONLUS 

Tratto da un progetto dell’artista Gianluca Balocco e ospitato in anteprima assoluta da Mia Photo Fair, “Blood for breakfast” è un’opera che indaga sulla violenza come luogo dello scarto delle dinamiche interpersonali e sociali in cui la donna diviene spesso vittima.

 Il progetto dell’artista fotografo realizzato attraverso un’esperienza di “living set”, si ispira al gesto “procreativo” (che appartiene alla vita), come exit strategy femminile di fronte al non senso.
Questo lavoro interpretato da due donne amiche, compagne di lavoro e di vita, si ispira alla magia delle Veneri preistoriche e alla loro capacità procreativa e trasformativa. Il sangue, nel momento in cui si connette o meno al respiro, è simbolo duplice dell’amore o della violenza.

 Il progetto artistico al Mia

Il progetto artistico presentato al Mia Photo Fair come evento culturale 2017 propone un’opera di grande formato tratta dalla serie Blood for breakfast che pone al visitatore la domanda sul senso/non senso della violenza e la relazione tra Arte e percezione storica sociale. La Fondazione Donna a Milano sarà presente durante la Fiera con delle volontarie per sensibilizzare il pubblico. Mia Photo Fair realizzerà una post card per l’evento. Il pubblico potrà offrire il proprio contributo con un proprio messaggio personale/riflessione sulla violenza sulla donna che sarà raccolto in un’urna. All’autore del miglior pensiero sulla violenza femminile secondo l’insindacabile giudizio della Fondazione verrà regalato una stampa fine art dell’autore. Il progetto artistico Blood for breakfast diventerà in seguito il prossimo evento culturale e artistico di novembre 2017 della Fondazione Donna a Milano. Nella giornata di sabato 11 marzo alle ore 12.30 presso la sala conferenze del Mia Photo Fair ci sarà una presentazione del progetto Blood for breakfast. Parteciperanno al dibattito l’artista Gianluca Balocco, la Prof.ssa Maria Rita Gismondo fondatrice di Donna Milano onlus, il Prof. Goriano Rugi psichiatra psicoterapeuta, l’Arch. Michela Ferrari curatrice dell’evento.

 

TESTI E CONTENUTI

BLOOD FOR BREAKFAST (gianluca balocco)

(Respiro, singolare femminile)

 Il Respiro e lo scarto

Al centro del nostro corpo risiede il cuore, l’organo della vita legato al respiro. Dal respiro derivano le emozioni, il senso di consapevolezza e il desiderio di bellezza che ci connettono col mondo in trame complesse di relazioni e di spazi.

Il respiro, come le emozioni, ci attraversa e trova la propria dimensione materiale nel nostro corpo attraverso il sangue.

Questo percorso di senso sul corpo come luogo della memoria e territorio delle emozioni ci riporta ad un legame antico con la nostra dimensione e consapevolezza materiale che diventa fin dalla nascita luogo del dolore, della perdita e della morte.

La violenza in “Blood for breakfast “ è intesa come un eccesso di scarto. Una scoria non elaborata nell’esperienza del dolore, della perdita o della morte.

Chi oggi ripetutamente mette in atto questo tipo di energia ha perso il contatto con la propria consapevolezza vitale e con il senso del proprio corpo (dal soggetto violento alla violenza mediatica).

Per questa ragione penso che la violenza sia un residuo della mente incapace di elaborare emozioni forti come il senso del dolore o quello della paura. Orrore ed angoscia sono lo scarto che trova spazio nelle apnee del nostro organo vitale, il cuore, organo del respiro della nostra esistenza. La violenza non ha in questo percorso né senso né direzione ma pretende il proprio spazio dissipando le energie del sapere e della consapevolezza.

La violenza attecchisce nella deprivazione di senso, nella perdita della parola e si manifesta orma troppo spesso in ambito maschile, dove si ripete ossessivamente come un’inquietante perdita di potere.

In questo tempo di crisi della parola e di deriva del pensiero, la paura e l’orrore occupano i vuoti causati dall’assenza di emozioni e della latitanza del respiro lasciando il campo libero alla messa in scena della violenza.

Ma abbiamo in qualche modo una possibilità di recuperare il contatto perduto col nostro respiro?

Forse con la “capacità procreativa”.
Chiunque possa dare la vita (come la donna) o possa generare visioni e trasformazioni (come il creatore – sciamano) è in grado di riprendere il contatto col proprio respiro e quindi con le emozioni e la consapevolezza della propria vita. L’incapacità di percepire il proprio respiro o di saper creare (e trasformare) generano paura e angoscia, lasciando aperta la porta alla tendenza distruttiva.

 Blood for Breakfast  by Gianluca Balocco

(Breath, a feminine gender)

Our heart, the organ of life which is tied to breath, resides at the centre of our body. Emotions, consciousness and the desire for beauty stem from breath. Breath passes through as life and it is essentially immaterial although, like happiness, it is manifested through the body that, in this stream, is purified in a non-linear time by the scansion of words.

Violence is a degenerative energy that creeps up in the absence of breath. Whoever carries out this type of energy is almost no breathing. Horror and anguish that find space in the apnoea of our vital organs, dissipate the energies of knowledge, consciousness and beauty. They prevent inclusion and the value of biodiversity. Violence becomes thought or behaviour through the deformation (or deprivation of meaning) of the word and it is often manifested on the male stage, where it shows itself obsessively like a disturbing, haunting loss of power.

In this time of crisis of the word and drift of thought, fear and horror occupy the gaps caused by the absence of emotions and the inaction of breath, which leave open room for the staging of violence.

The only way to recover the lost contact with our breath is offered by the “procreative” capacity. Anyone who can give life (as the woman) or can generate visions and transformations (like the creator-the shaman) is able to resume contact with his/her breath and then with emotions and consciousness. The inability to perceive breath or to know how to create (and transform) generates fear and anxiety, which leaves an open door to a destructive tendency.

BfB investigates, through the experience of a “living set”, the procreative act that belongs to everyone beyond the bounds of sexist or gender concepts.

This work played by two women is inspired by the magic of prehistoric Venuses and their procreative and transformative capacity. As an artist I did not look for an interpretation but I followed my intuition, my instinct working on several registers which combined spontaneously on a full day of exhausting work.  Many themes can be recognised in this work such as homosexuality, good omen for plenty, magic, power, transformation, fear, loss, violence …

Blood is the symbol of love but also of violence when it doesn’t connect with the energy of our breath.

BfB is above all a story “in the feminine” that replicates itself in man’s vision through the need for self-defence, the sense of separation and the fear of rejection. BfB is also a path for regeneration, a recapture of a forsaken land that needs new seeds.

QUANDO IL DOLORE DIVENTA VIOLENZA

Goriano Rugi

Che cosa è la violenza, quando si può parlare di violenza, e quali sono le sue origini? Sono domande che accompagnano l’uomo da sempre, ma dobbiamo renderci conto che nel momento in cui c’è violenza, le ragioni della violenza possono diventare un puro esercizio intellettuale o psicologico. Innanzi tutto non bisogna confondere la violenza con l’aggressività, né con la distruttività. Di nessun animale possiamo dire che è violento, e potenzialmente ogni essere umano può diventare violento. La violenza è quindi un comportamento tipicamente umano e ha a che fare con il significato che attribuiamo a tale comportamento. Si può fare violenza anche a noi stessi, fisicamente e moralmente. La violenza quindi è relativa e appartiene alla relazione, non esiste una violenza assoluta. Lo stesso comportamento può essere considerato un atto di violenza o un gesto eroico, a seconda delle condizioni in cui viene fatto, in famiglia, su un bambino, con estranei, in pace o in guerra, gratuitamente o per legittima difesa. Quello che è violento in una cultura, può non esserlo in un’altra, l’esempio del burkini, è esemplare. Rischiamo di diventare violenti per impedire una violenza che gli altri non riconoscono su di sé. Per questo è impossibile e violento cercare di esportare la democrazia con la forza in paesi con culture diverse, e dobbiamo interrogarci se anche il concetto di integrazione non sia intrinsecamente violento. Tutto questo non ci esonera dal cercare le ragioni della violenza, di aspirare ad una società meno violenta, ma ci deve impedire di assumere posizioni di condanna, che possono alimentare il circolo della violenza, o posizioni di giustificazione gratuita e pericolosa. Comprendere non è perdonare. Ogni studio psicologico sulle ragioni della violenza deve partire dal presupposto che potrà essere utile solo per gli altri, ma non per la vittima della violenza. Che la violenza nasca spesso dal dolore è un dato ormai acquisito e tuttavia il dolore è anche la più potente spinta all’empatia, e la condivisione del dolore è il vero collante sociale. Dobbiamo quindi pensare che un dolore “non tollerato” e non “tollerabile”, specie se associato ad un vissuto di ingiustizia, crei le basi per la violenza. In altre parole la violenza deriva da un deficit della capacità di pensare o di qualche altra funzione propria dell’insorgere del principio di realtà, che tende a produrre un arresto allo stadio in cui l’azione è un metodo per sgravare la psiche da aggravi di stimoli dolorosi. Gli studi attuali mostrano come la violenza sia un prodotto del trauma psicologico e dei suoi effetti sui bambini di ogni età e sugli adulti. Il trauma produce dolore e rabbia da cui ci si difende scindendo i ricordi, che però possono riemerge anche solo parzialmente se innescati da uno stimolo appropriato. Dobbiamo però tenere presente che la violenza quando supera un certo grado cambia la qualità delle emozioni, un eccesso di amore, può diventare crudele e violento, specie se non accompagnato da una adeguata cura per la verità e la vita. Quindi anche l’amore può generare violenza, quando è possessivo e impedisce la realizzazione del sé. Esiste poi una “violenza primaria” che gli psicoanalisti conoscono bene, essa si annida in ogni processo di significazione, che si ripete ogni volta con la nutrizione, la penetrazione sessuale, la donazione di senso, l’interpretazione…la creatività, la vita la morte…per cui Sileno ebbe a dire al re Mida che per la miserabile ed effimera stirpe umana meglio sarebbe non essere nati. Per questo è così difficile distinguere tra una violenza connessa alle condizioni stesse dell’esistenza, che inizia con la nascita, dell’uomo e dell’universo, e che ci accompagna nel nostro processo di crescita, invecchiamento e morte, una violenza “necessaria”, dalla violenza gratuita e intollerabile che ci infliggiamo tra le mura domestiche, nei luoghi di svago e di piacere, di lavoro, nelle scuole…nelle nostre terre desolate e ferite dalle guerre, la fame, l’ingiustizia….Per queste situazioni l’analisi delle ragioni della violenza non può mai essere una ragione della violenza.

 FONDAZIONE DONNA A MILANO ONLUS

Istituita nel 2005 su iniziativa della Prof.ssa Maria Rita Gismondo, con il prezioso contributo di un gruppo di persone straordinarie, si pone come obiettivo comune la valorizzazione del ruolo familiare e sociale della donna, intesa come motore primo d’informazione, innovazione e, in particolare, di gestione della salute.

Attraverso le numerose attività che caratterizzano il calendario annuale della Fondazione, i volontari – coadiuvati da personale specializzato di istituzioni, associazioni e sponsor – ascoltano e informano le donne sui diversi temi socio-culturali legati alla prevenzione sanitaria.

Le due principali tematiche agite dalla Fondazione sono: PREVENZIONE SALUTE e ASCOLTO SUL TERRITORIO.

Prevenzione Salute

Si articola in numerose iniziative e attività di servizio e culturali.

Esempi significativi sono:

  • Il progetto “One Day Stop Cancer in Women” che ha già permesso la realizzazione di tre ambulatori ginecologici in Ghana (Accra e Tamalè) e uno in Uganda (Gulu).
  • Corsi formativi e progetti ad hoc offerti gratuitamente per l’informazione e il servizio di prevenzione salute

Ascolto sul territorio

Il macro-progetto offre ascolto e supporto sul territorio in ambito sanitario, psicologico e legale, andando incontro alle donne e ai loro fabbisogni.

Da sei anni, in particolare, il “Camper dell’Ascolto” è presente con un’equipe di psicologi nei diversi mercati comunali rionali, secondo un preciso calendario. L’attività è rivolta a donne vittime di stalking e violenza alle quali, ove necessario, si offre anche un’assistenza legale gratuita.

GIANLUCA BALOCCO

 Fotografo, artista, videomaker e performer, Balocco usa la fotografia come strumento scientifico in progetti definiti al limite tra la biologia evoluzionista e l’antropologia

contemporanea ispirata al pensiero filosofico di George Didi-Hubermann. Da alcuni anni privilegia i temi di un’ecologia di secondo livello che parte dalla

consapevolezza delle relazioni sistemiche connesse alla vita e all’evoluzione dell’uomo. Nella creazione dei contesti fotografici, di impostazione concettuale, l’ambiente umano

e sociale viene rivisitato attraverso una lettura personale che lo connette al mondo intelligente vegetale per rivelarsi nella propria accezione anacronistica e universale.

Secondo Balocco la fotografia può raccontare e rivelare il senso della biodiversità e della vita con la stessa efficacia di un microscopio per un biologo. La sua ricerca

artistica segue un metodo generale ispirato alla biologia e da lui stesso definito “del far accadere le cose” : <<preferisco non fingere scene, non far reportage di nascosto

e non chiedere nulla al mio soggetto. Lavoro per fare accadere le cose mettendomi in gioco, sperimentando e condividendo col mio soggetto una visione e un progetto che

riveli una dimensione sconosciuta ad entrambi>>.

http://www.gianlucabalocco.com

twitter gbalocco

GORIANO RUGI

Goriano Rugi, medico, psichiatra e psicoterapeuta, membro con funzioni di training dell’Istituto Italiano Psicoanalisi di Gruppo, attualmente svolge la funzione di direttore della Scuola di Psicoanalisi dell’I.I.P.G, sede di Milano. È docente presso l’Istituto Europeo per la Ricerca in Psicoterapia Psicoanalitica di Roma e di Padova e formatore presso il Servizio Territoriale dell’Ospedale S. Paolo di Milano e supervisore in due comunità di Bolzano. Svolge attività come libero professionista.

Ha organizzato vari convegni nazionali e internazionali tra cui Il sapere e lo Scarto (Verona,1983), e L’Istituzione, la mente del terapeuta e gli scenari del gruppo, e ha

pubblicato numerosi lavori su riviste nazionali e internazionali e vari libri, tra cui:

Rugi G., Gaburri E. (1998), (a cura di).  Il Campo gruppale.  Roma: Borla.

Rugi G. (1998). Il mentale in Freud e Bion, in Psicoterapia e Scienze Umane, N,2: 71-86.

Rugi G. (2000). Modelli di campo e teoria psicoanalitica, in Psicoterapia e Scienze umane, N. 1:73-91.

Rugi G (2015), Trasformazioni del dolore. Tra psicoanalisi e arte. Freud, Bion, Grotstein, Munch, Bacon, Viola. FrancoAngeli, Milano

Rugi G., a cura di, (2017), La dimensione estetica nella clinica, Alpes, Roma

La sua attività clinica e di ricerca si esplica principalmente nei  campi della Psicoterapia dell’adulto con disturbi di personalità, depressione e psicosi; della Metodologia dell’intervista e epistemologia della diagnosi; della Clinica dei gruppi e famiglie; della Teoresi bioniana e della Psicoanalisi dell’arte.

MICHELA FERRARI

Michela Ferrari, architetto.

Laureata a Milano, si specializza a Venezia in restauro e conservazione.

L’interesse per il mondo dell’arte e della cultura la porta ad ampliare i suoi studi e ad unire la professione con la passione occupandosi, all’interno del suo lavoro di architetto, di curare, allestire ed organizzazione mostre ed eventi culturali.